Ricordando quella volta, al cinema, nel Giorno della Memoria

Fine ASL 2017/2018. Una buona annata per la Redazione.

L'articolo più lungo di sempre... (una curvatura tra Italiano e Storia)

30 gennaio 2018. Cinema Farnese di Roma. Ore 10. Proiezione del film “Un sacchetto di biglie” FR 2017 c 110’. Regia: Christian Duguay. Interpreti: Dorian Le Clech, Batyste Fleurial Palmieri, Patrick Bruhel, Elsa Zylberstein, Bernard Campan, Christian Clavier.
Trama: L’incredibile ma vero viaggio di una famiglia ebrea e, in particolare, di due fratelli, Joseph e Maurice, nella Francia occupata dai nazisti, tra giochi, drammi, episodi di tragedia e di speranza.

I commenti della redazione di TimeON, uno per uno.

Lorenzo: Mi è piaciuto questo film perché l’ho trovato diverso da qualsiasi altro film sull’Olocausto, ho apprezzato molto il fatto di mettere in evidenza la caratterizzazione dei personaggi nonostante non fosse quello lo scopo del film, pessima la traduzione e l’interpretazione.

Riccardo R: Il film “ un sacchetto di biglie “, mi è piaciuto molto soprattutto per la sua capacità di farti immedesimare nella trama. Non si è mai capaci di capire il vero significato della paura finché non ci si immedesima nel film, ed un sacchetto di biglie riesce a rispondere trasmettendo  emozioni. La scena più significativa del film è stata quando Joseph, nonostante la sua minore età, rinnega davanti alla violenza della Shoah le sue origini facendo vincere il coraggio e la voglia di riabbracciare la propria famiglia, ingredienti che lo porteranno alla salvezza.

Federico B: Il film mi è piaciuto perché racconta molto bene la la forza di sopravvivere degli ebrei fino al punto di dover rinnegare la propria religione, i due fratelli protagonisti sono stati molto bravi ad interpretare le difficoltà che hanno avuto. Questo film mi è piaciuto anche perché a differenza degli altri sull’Olocausto non rappresenta solo la tristezza di questo, ma mostra la speranza evidente soprattutto nel bambino più piccolo, Joseph.

Frenk: Un sacchetto di biglie: un eccezionale racconto di avventura e sopravvivenza di due fratelli, i quali dovranno lottare contro le avversità della storia, sullo sfondo di una Francia occupata dai nazisti, affinché possano riacquistare la loro gioventù perduta. Un film con due personaggi estremamente carismatici, scritti e caratterizzati con grande cura, così come la fotografia, la quale mette in risalto le emozioni e le sensazioni dei due ragazzi. La ritengo una pellicola che può potenzialmente diventare un "classico" per le proiezioni scolastiche.

Andrea: Ho trovato questo film molto bello soprattutto per la sua trama abbastanza leggera che riesce a coinvolgerti, cosa non da poco visto l’argomento trattato.

Federico M: Un film molto coinvolgente, mi ha pienamente
trasmesso i sentimenti e le emozioni provate dai due ragazzini protagonisti durante il loro viaggio verso la salvezza, separati dai genitori. Il film è riuscito in pieno nel tentativo di raccontare una così terribile storia e mi ha fatto comprendere ancora di più la crudeltà e la bruttezza dei fatti accaduti nella Seconda Guerra Mondiale.

Michael: Il film mi è piaciuto molto, prevalentemente perché è una storia come tante, una storia di una famiglia che a quei tempi era disposta a tutto pur di sopravvivere, anche rinnegando la propria religione, come nel caso del piccolo Joseph. A parte qualche forzatura riguardo all’intuito del piccolo (fin troppo elevato per la sua età e poco credibile) il film è molto ben reso e offre sempre e comunque un tocco realistico dei personaggi.

Luca: Il film mi è piaciuto perché è una storia raccontata bene e bene interpretata dagli attori, specialmente da Patrick Bruel nel ruolo di Roman, padre di quattro figli maschi che sono costretti a fuggire alle persecuzioni naziste. Mi hanno colpito soprattutto le scene in cui si nota il coraggio dimostrato dai due fratelli più piccoli, Maurice e Joseph. In particolare ho apprezzato la scena dell'interrogatorio, nella quale nonostante vengano minacciati e colpiti, i due ragazzi seguono il consiglio del padre e non rivelano, neanche sotto minaccia, di essere ebrei.
 
Silvia: Mi è piaciuto molto questo film perché sono riuscita a immedesimarmi nei due ragazzini che scappano. Ho trovato molto interessante la loro storia perché andava oltre le aspettative. Ai tempi d’oggi è difficile trovare ragazzini coraggiosi come quelli.

Alessio D: Il film "un sacchetto di biglie" è senza dubbio diverso rispetto agli altri film che trattano dell'olocausto. questa pellicola riesce a trasmettere allo spettatore l'angoscia patita dai due ragazzi. Durante la proiezione del film si vede spesso il ragazzo più piccolo guardare con aria malinconica una biglia rovinata, simbolo della sua vita prima della occupazione tedesca e la speranza di poter ritornare a quei giorni.

Giulia: Il sacchetto di biglie mi è piaciuto abbastanza. Sull’Olocausto ormai sono stati girati centinaia di film ed è difficile riuscire a spiccare su tutti gli altri. Mi ha colpito soprattutto la recitazione dei due fratelli, una recitazione emozionante, che ti fa capire quanto è importante il rapporto familiare in momenti difficili come quelli.

Chiara: “Un sacchetto di biglie” è un film sull’Olocausto che rappresenta le avventure di due fratelli in fuga dal nazismo. Il tema principale è sempre quello della sensibilizzazione delle note vicende della Seconda Guerra Mondiale. Nella storia sono presenti caratteristiche abituali e comuni ad altri film del genere, ma questo, con il suo dramma e la sua sfumatura ironica è una visione che intrattiene e non annoia. Inoltre, la recitazione degli attori migliora la visione del film, accompagnata quindi da una buona interpretazione.

Mimoza: Mi è piaciuto molto, è un film ricco di sorprese e suspence, che mi hanno tenuto tutto il tempo attenta e incollata allo schermo senza perdere neanche una scena o parola. La realtà rappresentata mi ha inorridito, pensare che siano state uccise tutte quelle persone è sorprendente.

Marco: La pellicola visionata è un film che consiglierei a tutti. La visione ci catapulta nel cuore di una famiglia, presentandoci i personaggi in modo chiaro e delineando le loro caratteristiche. L’attenzione viene focalizzata su due fratelli in fuga per salvarsi la vita, mettendo in risalto il loro legame e le loro paure riguardanti la situazione. Il film racconta una tragedia vissuta in prima persona, rendendo qualche volta perfino divertenti e non scontate le vicende raccontate.

Edoardo: Il film mi ha colpito per alcuni aspetti. Il più evidente è sicuramente la crescita, la maturazione dei due fratelli, in particolare Joseph; all’inizio del film appariva un bambino indifeso, in balia dei disagi causati dalla guerra, dall’oppressione tedesca, incapace di cavarsela senza il supporto dei propri genitori, della propria famiglia. Col passare del tempo, col susseguirsi degli eventi è facilmente notabile la sua maturazione relativamente veloce, dovuta alle varie situazioni sfavorevoli o pericolose a cui andava incontro ogni giorno. Verso la fine del film una scena descrive bene tutto ciò: Joseph salva la vita al libraio-giornalaio presso cui lavorava, ammettendo di essere di fede ebraica e facendo credere alla popolazione di essere stato ospitato in segreto. 

Gabriele: La scena che ho apprezzato di più è stata quella in cui il padre Roman, preso dalla disperazione e dalla paura ha dato al figlio più piccolo Joseph alcuni violenti schiaffi per fargli provare ciò a cui sarebbe andato incontro se non avesse seguito i suoi consigli. Un atto sicuramente molto forte, che mostra fin da subito la gravità degli eventi e che trasmette l’amore che tiene ben salda la famiglia, nella speranza che essa possa riunirsi, prima o poi. 

Erica: A mio avviso, “Un sacchetto di biglie” permette allo spettatore di immedesimarsi perfettamente nei due bambini costretti ad una fuga continua a causa della guerra in atto. Mi sento però di muovere una critica al doppiaggio della pellicola, poco adatto in molti casi ma, soprattutto, per quanto riguarda la voce di Joseph, per me troppo adulta per un ragazzino. Nonostante ciò l’ho apprezzato molto poiché il film è tratto da una storia vera ed è stato anche piacevole vedere le immagini che ritraggono i protagonisti reali della vicenda tra i titoli di coda.

Gianmarco: La proiezione de “Un sacchetto di biglie” non mi ha colpito personalmente per la storia riportata, perché i film visionati in precedenza sull’argomento riportavano storie più interessanti; nonostante ciò è un film girato secondo me molto bene. E anche i personaggi hanno saputo interpretare ottimamente la parte assegnata. 

Luis: Un sacchetto di biglie è un film sull' olocausto che narra la storia di due fratelli che si ritrovano ad affrontare un viaggio per sopravvivere alla persecuzione da parte dei nazisti che li cercano perché sono ebrei. la famiglia si ritrova a fare  i conti con la necessità di separarsi per sfuggire alla morte, costringendo i due ragazzini di dodici e dieci anni ad attraversare da soli un paese grande come la Francia,  con tutti i rischi che ciò comporta . Il film riesce anche a sottolineare molto bene la sofferenza causata della separazione da genitori e fratelli più grandi, per i fratelli maggiori che hanno vissuto diversamente rispetto ai  due ragazzi. Infatti alla fine del film sono rimasto colpito su come la fortuna abbia abbracciato i due fratelli che  si sono salvati perché non c'erano più treni per i deportati.

Parami: Secondo me un sacchetto di biglie e un film in cui si presenta il vivere tragico di una famiglia piena di speranza di sopravivere in un periodo tragico come la seconda guerra mondiale. Dal concetto famiglia e il periodo in cui vivono trasmettono i loro sentimenti attraverso le loro determinazioni verso il continuare di vita.

Adrian: Il film descrive la storia di due bambini ebrei costretti alla separazione dei genitori a causa della spietata caccia agli ebrei da parte dei nazisti. I due affrontano delle situazioni incredibilmente pericolose mettendo la loro vita a rischio in ogni istante finchè non vengono catturati e portati in un ambasciata nazista dove un solo uomo decideva cosa fare con la vita di quelle povere persone entrate li e mai più viste. In questa situazione mi ha colpito la forza di volontà,la forza di rimanere in vita a qualsiasi costo che sono riusciti ad esprimere questi bambini. Lo scopo del film è quello di immedesimare lo spettatore nel film stesso,nelle atroci vicende accadute in quel periodo,intraprendendo il viaggio insieme ai bambini e riuscire a capire e a rendersi conto quanto fosse stato un incubo quel periodo dove i nazisti erano capi.

Yuri: Il film è stato molto interessante, perché riesce ad illustrare i fatti della seconda guerra mondiale attraverso la storia di due fratelli. A parer mio incentrare l'attenzione sulla storia dei due bambini rende il film meno pesante e più scorrevole. Tramite le scene illustrate riesce a farci comprendere ciò che ha passato la popolazione ebrea senza mostrare le atrocità dei campi di sterminio. Mi ha molto colpito la capacità di recitare dei due attori che nonostante la giovane età sono riusciti a suscitare in noi molte emozioni profonde.

Chellee Mae: Il film narra di due fratelli, Joseph e Maurice, ragazzi molto giovani che inizialmente vivono una vita tranquilla assieme ai propri genitori, sconvolta poi, dall'entrata delle leggi razziali. La storia si incentrerà sulla loro continua fuga (poiché esortati dai genitori a scappare di casa per una possibile speranza di vita) attraverso l'uso del loro ingegno e del loro coraggio, affrontando molteplici difficoltà. L'immagine della "biglia" in questo film, acquisisce un significato molto profondo, la vita umana. Ogni singola biglia rappresenta la vita di un uomo, che come la biglia può rimanere nel sacchetto (quindi rimanere in vita) o può perdersi durante un tragitto (perdendo la vita).

Nisha: Il sacchetto di biglie del film rappresenta le vite umane, vite che vengono considerate solo come “palline”. Viene trattata la storia di due fratelli, Joseph e Maurice, di origine ebraica, che a causa delle persecuzioni razziali sono spinti dai genitori a scappare. Questi ragazzini affrontano le situazioni di tensione con molto coraggio, audacia e responsabilità, riuscendo a superare ogni difficoltà.

Giulia B: Il film parla di una famiglia ebrea costretta a scappare dal nazismo. I genitori insegnano ai loro figli come badare a loro stessi per sopravvivere ad un momento così difficile. I due ragazzi protagonisti, facendo affidamento solo sulla loro intelligenza a sulla loro unione, riescono a scappare da tutti i pericoli che incontrano sulla strada. Il racconto si conclude con il ritorno a casa di tutti i membri della famiglia escluso il padre, che viene arrestato e ucciso.

Mattia: Il film che abbiamo visto mi ha colpito particolarmente in quanto è molto dinamico e in ogni scena ripresa rimane sempre quel briciolo di suspense che attira l’attenzione e la curiosità dell’osservatore. Non racconta la solita storia degli ebrei nei campi di concentramento, bensì fa luce sull’unione dei due protagonisti che riescono a salvarsi grazie alla loro tenacia.

Riccardo: Un film diverso dal solito. Parla della Shoah raccontando la storia vera di una famiglia ebrea non in campi di concentramento come solitamente è raccontato ma nella loro vita “normale”, diventata una lotta per la sopravvivenza.

Pietro: A mio parere un film aggradante, nel quale non c’è elemento migliore dell’interpretazione da parte degli attori, adulti o giovani che siano. Un elogio da parte mia nei confronti dell’attore Patrick Bruel, che si immedesima in Roman, il padre dei ragazzi protagonisti.

Ludovica: Il film tratta un tema che, per come è stato affrontato, mi è piaciuto molto. Il tema dell’Olocausto affrontato da due fratelli (molto giovani) ha reso il film più interessante. Il tema è drammatico ma ha un lieto fine.

Gianluca: Il film rappresenta appieno i momenti di difficoltà che il popolo ebreo ha affrontato durante l’Olocausto. La storia ha come protagonisti un bambino e suo fratello maggiore che devono scappare per non essere deportati e questo rende il tutto più realistico e avvincente. Mi è piaciuta in particolare la scena in cui i due fratelli vengono interrogati dai soldati delle SS e solo grazie alla collaborazione tra di loro riescono a salvarsi.

Edoardo: Questo film tratta la storia di due ragazzi vissuti in un periodo di guerra in cui il problema di base, cioè il pensiero scatenante è l’antisemitismo. Ripreso da una storia vera sull’Olocausto, questo film a mio parere è una delle storie più semplici nel suo genere cinematografico che abbia visto, ma molto emozionante per la trama. Possiamo dire che nella sua tragicità il finale riporta una buona morale e soprattutto un lieto fine.


Scritto da Tutti i ragazzi di IV e V LA del Cartesio| Articolo postato il 02-06-2018
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